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| [4] FILOSOFIA BUDO |
Verso il 1750, per merito di Sakugawa, si pose un freno al dilagare
delle interpretazioni e l'insegnamento divenne più razionale e
codificato. È da questo momento che la fusione delle tecniche del Tode
con la filosofia del Budo diedero come risultato il Karate
tradizionale, il cui scopo è la ricerca di uno stato mentale adatto
allo sviluppo delle proprie capacità psicofisiche attraverso un
allenamento appropriato.
Sokon Matsumura fu il primo maestro a strutturare il Karate in maniera
organica, mentre un suo allievo, Anko Itosu, ebbe l'altrettanto grande
merito di introdurre il Karate nelle scuole; a seguito delle
prestigiose esibizioni del Maestro Gichin Funakoshi a Tokyo nel 1922,
il Karate venne conosciuto al di fuori dell'isola di Okinawa. Questi
sono stati i quattro maestri che hanno determinato nel Karate svolte di
fondamentale importanza.
Funakoshi fu anche fondatore dello stile Shotokan, che basa l'efficacia
delle proprie tecniche su agili spostamenti e attacchi penetranti. Egli
intese ed insegnò il Karate come sistema di disciplina interiore,
capace di condizionare tutti gli aspetti della vita dei praticanti,
denominato più precisamente Karate-do.
Alla sua morte (1957), il Maestro Nakayama ne proseguì l'opera
riordinandola secondo criteri scientifici ed introducendo, per la prima
volta, la competizione sportiva. Da allora il Karate si è diffuso in
gran parte del mondo, subendo anche cambiamenti discutibili che -
secondo alcuni - lo hanno allontanato dallo spirito originale voluto
dai suoi fondatori.
Il più grande ringraziamento che il praticante possa elevare è diretto
ai maestri che ci insegnano a comprendere quest'arte e ci svelano,
passo dopo passo il Do, la via è molto più della tecnica, è un lento e
misterioso cammino dell'essere verso la propria perfezione, il proprio
compimento.
Ogni scuola di Karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i
principî morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i
fondamenti. Essi sono chiaramente enunciati nel Dojo Kun. |
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